Salviamo il pomodoro italiano!

Stop alla passata di pomodoro cinese spacciata o ai pelati fatti con pomodori marocchini che mettono in crisi le produzioni degli agricoltori siciliani e di tutto il Sud Italia. Una concorrenza sleale che fa arrivare dall’estero sulle nostre tavole pomodori, o sughi e pelati che li utilizzano, che vengono spacciati come Made in Italy ma che in realtà, con i loro prezzi stracciati e gli standard inferiori di qualità, fanno concorrenza sleale ai produttori italiani e ingannano i consumatori. Una situazione che abbiamo già denunciato più volte in Parlamento e su cui è urgente ritornare.

Per questo abbiamo proposto al Governo con una nostra risoluzione di introdurre anche per la filiera industriale del pomodoro l’obbligo di indicare in etichetta l’origine della materia prima, come già avviato in via sperimentale per il latte e i prodotti derivati, per la filiera del grano-pasta e del riso. Una misura indispensabile per garantire la tracciabilità di un comparto simbolo dell’agroalimentare Made in Italy, che va salvaguardato in virtù del fatto che i suoi prodotti esprimono una qualità di gran lunga superiore rispetto a quelli analoghi importati dall’estero.

A tale proposito giova ricordare che, fin dal 2006, per la sola passata di pomodoro è stato introdotto l’obbligo di indicazione in etichetta dell’origine della materia prima utilizzata, a testimonianza del fatto che anche per i derivati di pomodoro la piena tracciabilità delle produzioni è un elemento imprescindibile di competitività e distintività. Inoltre la filiera del pomodoro costituisce una preziosa riserva occupazionale, visto che, nel settore dei prodotti derivati dalla trasformazione, operano oltre 8 mila imprenditori agricoli che coltivano circa 72 mila ettari e vede coinvolte 120 industrie, con oltre 10 mila occupati per un valore complessivo della produzione superiore a 6 miliardi di euro.

FONTE: Movimento 5 Stelle del 4.8.2017

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