BIOGAS

RELAZIONE

«INDAGINE CONOSCITIVA SUL BIOGAS NEL TERRITORIO DEI CASTELLI ROMANI»

1. Analisi della situazione attuale

Non solo inceneritori. L’avanguardia del profitto in Italia, sembra aver allargato i propri interessi anche alle energie rinnovabili, con particolare riguardo a tutti quei sistemi di combustione di ritrovati organici per la produzione di energia elettrica. Gli impianti in questione sono in continua proliferazione nel territorio dei Castelli Romani e non solo. Da Velletri a Pomezia, se ne prevedono tre: Casa Lazzaria a Velletri, Ariccia località Via delle Grotte/Nettunense e Pomezia, località Torre Maggiore.
Da non dimenticare che, all’interno della discarica di Roncigliano di Albano Laziale (nel 2012 ha raggiunto gli otto invasi ed è anche sede prevista per la realizzazione dell’Inceneritore)  esiste già una centrale da 2 MW circa, di proprietà della Marcopolo Engineering S.p.A, la stessa società che ha in procinto la realizzazione di un impianto a Guidonia (sportello energia Provincia di Roma).

2. Come funzionano questi impianti?

Per legge e come da progetto (sono scaricabili online dallo sportello energia della Provincia e della Regione) sono dei “semplici sistemi” a digestione anaerobica, con annessi cogeneratori per la produzione di energia elettrica derivante dalla combustione del gas prodotto dalla fermentazione del FORSU (Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano). Le tabelle di questi impianti, intendono per FORSU un insieme di più tipologie d’organico: quello derivante da una raccolta differenziata, ma anche l’organico derivante dai TMB (Trattamento Meccanico Biologico) e, come da Catalogo Europeo dei rifiuti, ceneri derivanti da combustioni, fanghi di depurazione e scarti di tessuti animali. Durante la biodigestione si ha la fermentazione del FORSU che da origine a quel gas impuro, data la scarsa percentuale di metano contenuta, che viene bruciato dalla centrale per produrre energia elettrica. E poi. Cosa succede? Secondo i progetti – e non solo – il prodotto uscente da quelle camere risulta essere un ottimo ammendante per l’agricoltura, integrandolo a sfalci di natura arborea.

3. La verità del prodotto uscente.

Il prodotto uscente, secondo la normativa vigente, è definito come FOS, ovvero Frazione Organica Stabile. Due sentenze, l’una del Consiglio di Stato, l’altra del TAR Toscana, in verità lo definiscono “rifiuto speciale”, ovvero non compost, ma come materiale da conferire in discariche speciali e, data la nocività, a prezzi per tonnellata doppi rispetto allo sversamento del RSU (Rifiuti Solidi Urbani) il tutto chiaramente a carico dei cittadini. All’uscita delle camere di digestione, data la precedente descrizione del materiale descritto in ingresso, considerando l’aggiunta nel processo anaerobico di additivi chimici per modificarne il colore e flocculanti e, dato l’alto contenuto di clostridium botulinicum, (botulino) definirlo compost è una fesseria. Di buono c’è solo l’interesse del privato a trarre profitto a danno della salute, del territorio e delle tasche dei cittadini. Gli incentivi che questi impianti ricevono sono 0,28 cent. Kwatt/h prodotti, ovvero milioni di euro l’anno; per questo date le ultime “operazioni legislative” firmate CLINI e i certificati verdi rilasciati dal GSE (Gestore del Servizio Elettrico), con i centesimi di cui sopra, si è scatenato un vero corri corri verso questi impianti. In tutta la Provincia di Roma ne sono previsti tra i 100 e 150 – tutti di piccola taglia – non superiori ai 3 MW di potenza. Il GSE, nel primo semestre 2012 (si veda il suo sito internet) ha erogato oltre 120.000 euro giornaliere per questi impianti. Sono compresi anche gli incentivi per la futura centrale ad Olicombustibili da 0,3 MW, autorizzata a Cancelliera anche dal Comune di Albano Laziale. Trattasi di soldi pubblici prelevati tramite bollette a noi cittadini. Nessun grande impianto, ma piccoli impianti, piccole centraline della morte, che vanno fermate prima possibile.

4. Numeri alla mano.

Il primo dubbio sorge leggendo la capacità dei tre impianti previsti ai Castelli Romani: Velletri e Ariccia 33.000 tonnellate annue ciascuno, Pomezia circa 60.000 tonnellate per un totale circa di 126.000 tonnelate. Ricordando quanto detto nel precedente articolo su che cosa è il FORSU trattabile nei suddetti impianti, la capacità di trattamento degli impianti in questione supera di gran lunga l’eventuale disposizione di FORSU del bacino in questione. Sommando (ISTAT 2011) gli abitanti del bacino interessato, ovvero Albano Laziale, Ariccia, Genzano di Roma, Castel Gandolfo, Lanuvio e Nemi, si arriva a 105.000 abitanti con Rocca di Papa, Ciampino, Velletri, Ardea e Pomezia si arriva ad un totale di 215.000 abitanti. Con una produzione procapite di 540 Kg di rifiuti (dati ISPRA) si hanno circa 115/120 mila tonnellate annue di rifiuti prodotti, di cui il 35% organico, ovvero circa 41.000 tonnellate di organico disponibile e non le oltre 100.000 tonnellate necessarie a far lavorare gli impianti sopra citati. Ci domandiamo allora: da dove arriverà la quota restante di trattamento? Chi la controllerà? Cosa conterrà?. L’ennesima prova di sperpero di denaro pubblico e di devastazione del territorio crediamo sia abbastanza tangibile.

5. Centrali fuori controllo e rischio per l’ambiente.

Andando oltre i confini del bacino in questione, il proliferare di queste centrali a Biogas è ormai fuori controllo, solo su Aprilia (72.000 abitanti) si parla di cinque centrali di questo tipo, per non parlare di tutta la Provincia di Roma. Le criticità di questi impianti sono molteplici. Negli “anaerobici a recupero energetico” il gas derivante appunto da una fermentazione anaerobica (“principio dell’intestino umano”), è un metano impuro (solo il 50% è metano). Per un impianto da 1MW (considerando un lavoro a pieno regime dell’impianto di 8000 ore annue) si hanno circa 30 milioni di mc di fumi prodotti all’anno, che equivalgono a tonnellate di gas nocivi prodotti, tra cui anche l’azoto ammoniacale. Oltre a metano e anidride carbonica si ha la produzione di ossido di carbonio, ossidi di azoto (NOx) e poi idrogeno solforato e idrocarburi clorurati. Gli idrocarburi contenenti cloro bruciando possono trasformarsi in diossine la cui tossicità si manifesta a concentrazioni piccolissime. I filtri, non risolvono se non in minima parte il problema delle nanopolveri, ricche di COT (CarbonioOrganico Totale). Per una centrale da 1 Mw, si ha la produzione giornaliera di circa 35 kg di ossidi di azoto, precursori delle polveri sottili, che corrisponde ai fumi prodotti da 10.000 automobili che in un giorno percorrono una distanza di 20 km.

6. Conclusioni

Siamo sicuri allora che la strada da percorrere sia questa? Oppure è meglio considerare, come avveniva fino ai primi anni 2000 il compostaggio aerobico? Tale inversione di tendenza è forse avvenuta da quando, nell’anno 2009, le centrali a biogas hanno iniziato a godere degli incentivi statali? Quale futuro ci attende?. Consideriamo l’aerobico l’unico processo percorribile, adottando immediatamente su tutti i Castelli Romani, una raccolta differenziata porta a porta spinta, con un organico controllato; l’impiego di un compostaggio domestico in quota parte, per il resto provvedere con compostiere aerobiche capaci di trattare fino a 700T per ogni contenitore (cilindro meccanico), modello svedese. Paesi come Albano Laziale, Ariccia, necessiterebbero dalle cinque alle dieci compostiere come sopra descritte, con compost di qualità pronto ad essere utilizzato in agricoltura, cementificazione permettendo. Ogni forma di combustione è dannosa per la salute umana. L’inutilità e la dannosità, delle centrali a biogas, a biomasse e relativi biodigestori, è dimostrabile sotto molti aspetti:

CHIMICO

biogas

L’azoto organico, a seguito della digestione anaerobica, ovvero quel processo da cui poi deriva il gas da bruciare per la produzione di energia, si trasforma per metà quasi in azoto ammoniacale, altamente dannoso, se non pericoloso nel momento in cui penetra nel terreno e in falda. Nei classici processi aerobici invece, (come madre natura vuole), l’azoto permane organico ed inoltre non c’è produzione di CO2, ma al contrario, il carbonio viene trasformato in molecole complesse non volatili utili per le piante stesse. La stessa digestione anaerobica produce percolato (codice CER 19.06.05) ricco di azoto ammoniacale (40% del totale). Una parte, nel leggere i progetti (BIOVIS, centrale di Ariccia) verrà riciclata nella messa in digestione (umidificante del processo), ma un’altra parte verrà accumulata, poi depurata e infine immessa nelle acque superficiali. Il processo per “osmosi” utilizzato nella depurazione del percolato produce un 25-30% di “ritenuto” di scarto, prodotto altamente inquinante, anch’esso rifiuto speciale, inesistente nel compostaggio aerobico.
Dire quindi che il FOS, ovvero l’organico risultante dalla fermentazione anaerobica, sia utile per l’agricoltura, è falso, e per i motivi spiegati nella prima parte, e perché essendosi impoverito di azoto e di sostanza organica, nel tempo, produce perdita di fertilità del terreno se utilizzato come compost (danni irreversibili)
Oltre alla dannosità anche la pericolosità. Gli impianti in questione sono degli accumulatori di gas, pertanto sottoposti ad un controllo preventivo (D.M 22/7/2007). I casi di esplosione sono stati numerosi tra le 7.000 centrali in Germania, (elenco incidenti) ed anche in Italia vedi l’impianto da 0.6Mw a Gozzolina (Mantova) non è di certo da sottovalutare un pericolo immediato per le popolazioni limitrofe all’impianto.biogas2

ASPETTO ENERGETICO

Secondo i dati 2009, in Italia la potenza installata è di 101.500 MW con punte di richiesta massime che non superano le 60.000 MW. Perché allora installare centrali di quel tipo (compresi Inceneritori e gassificatori), dannose, mentre si dovrebbero ridurre subito le fonti d’inquinamento già presenti a cominciare dai poli energetici come quello costituito dalle centrali di Civitavecchia e Montalto di Castro che da oltre 50 anni immette in aria tonnellate di gas e polveri nocivi con danni gravi e fin mortali per la salute delle persone come evidenziato anche da studi epidemiologici. I Piani energetici, regionali e nazionale, sono di “età arcaica”: quello della Regione Lazio risale a più di 10 anni fa (febbraio 2001). È strutturale, per una “decrescita sostenibile”, adottare un piano che miri, in maniera totalmente contraria, a rendere i cittadini autonomi nell’approvvigionamento energetico (eolico e solare), abolendo il concetto di combustione. Che non si incoraggino impianti a biogas o biomassa, così come attualmente previsti, superiori o inferiori ai 3 mega-watt. Il trattamento aerobico dell’organico è l’unica strada per produrre compost utile all’ambiente.

Relazione del mese di luglio 2013.