Biogas – Terza Parte

Continua la farsa sull’utilità della centrale a biogas di Velletri. Nell’ultimo numero del giornalino propagandistico del Comune di Albano, “Albano in Comune”, si legge a pagina 3 “… per concludere virtuosamente il ciclo dei rifiuti, Albano porta avanti il progetto dell’impianto di compostaggio insieme al comune di Velletri e alla Volsca Ambiente e servizi, proprio a Velletri sui terreni della società“. Da anni oramai il Movimento 5 stelle di Albano, Laziale anche depositando in sede parlamentare nella primavera 2013 le osservazioni discusse insieme ai Meetup di zona contrari all’impiantistica anaerobica, denuncia la truffa in atto con un impianto il cui costo per la realizzazione è lievitato ad oltre 20 milioni di euro, dei quali molti sborsati dai cittadini con le loro bollette.

L’impianto al quale si riferisce l’attuale Amministrazione di Albano, prevedrebbe la digestione al suo interno di ogni sorta di componente organica, compresi i fanghi industriali, gli scarti d’incenerimento, nonché il materiale organico derivante dai TMB quindi da raccolta indifferenziata. A dirlo è lo stesso progetto dell’impianto, redatto dallo studio SAIM srl con sede a Genzano di Roma, tra gli altri dell’ing. Bruno Guidobaldi, professionista del settore indagato dal 9 gennaio scorso per lo scandalo rifiuti.

L’ing. Guidobaldi, oltre ad essere stato progettista e direttore dei lavori del VII invaso della discarica di Roncigliano, è stato colpito da interdittiva antimafia nella primavera scorsa del Prefetto Pecoraro. L’interdittiva è stata poi annullata dal TAR ed è in attesa di ricorso da parte dello stesso Prefetto.

Pensare che con l’aggiunta di qualche sfalcio verde, a digestione conclusa, si possa ottenere COMPOST è una farsa totale, se non altro per il tipo di materiale entrante nell’impianto, precedentemente elencato, sui cui graverebbe oltretutto il rischio di scarsi controlli, come la storia italiana insegna. Botulino, flocculanti (nocivi) utilizzati per modificarne il colore e favorirne la commercializzazione, sono solo alcune delle componenti rinvenute nei digestati di molti impianti dello stesso tipo. Inoltre, potendo questi impianti ricevere deiezioni animali spesso provenienti da allevamenti intensivi, sono state riscontrate alte concentrazioni di antibiotici. C’è anche da considerate che la legge conferisce all’organico uscente da questo tipo di impianti la qualità di rifiuto speciale: si può ragionevolmente pensare che tutto ciò sia utilizzabile ad uso Agricolo?

Venendo alla combustione del biogas prodotto, per l’alta concentrazione di impurità produrrebbe monossidi di carbonio, acido cloridrico e anidride solforosa.

Inoltre, se i comuni di Albano e Velletri, insieme, non arrivano a produrre 15.000 T di organico, (ammesso che il porta a porta vada a regime per entrambe i comuni) cosa “bio-digesteranno” per arrivare a riempire le 33.000 tonnellate di capacità di trattamento dell’impianto previsto?

L’impianto si inserirebbe in un contesto agricolo di rilevante valore agrario, a ridosso dell’ennesima discarica prevista in zona da oltre 2 milioni di tonnellate della Ecoparco, sempre nel comune di Velletri.

Molte associazioni del territorio si stanno opponendo alla realizzazione dell’impianto in questione,costituendo una lotta civile e sostanziale,anche attraverso le osservazioni presentate all’ufficio V.I.A. della regione Lazio il 18 settembre scorso.

Come Movimento 5 Stelle, nell’autunno del 2012 cercammo di discutere pubblicamente con la proprietà, Volsca, la quale rispose che l’unico incontro possibile sarebbe stato “di natura privata, avendo la nostra società l’unico e proficuo scopo di fornire servizi a favore della cittadinanza, nel modo qualitativamente migliore, il tutto nel più totale e laborioso silenzio”.

Con forza ribadiamo il concetto che l’industrializzare processi naturali è un attacco sistematico ai territori e alla salute dei cittadini.

La componente organica dei rifiuti urbani, come già scritto più volte e come argomentato durante l’assemblea tenuta dall’Associazione Officina delle Idee a Cecchina di Albano laziale il 13 marzo scorso, può avvenire in maniera aerobica con compostiere locali.

In tale occasione è stato presentato uno studio di fattibilità che ha preso in considerazione tutti gli aspetti del problema, compresi l’estensione territoriale del bacino di utenza e l’incidenza demografica. Durante l’assemblea ci fu modo di ribadire ancora una volta la dannosità di questo tipo di impianti: era presente anche Alberto Zolezzi, medico pneumologo e parlamentare 5 stelle, il quale dichiarò che “Le emissioni giornaliere in atmosfera di un impianto a biogas da un mega watt, equivalgono a circa 35 kg di ossidi di azoto, i principali precursori delle polveri sottili. Questa quantità di emissioni corrisponde ai fumi prodotti da 10.000 automobili che in un giorno percorrono una distanza di 20 km. Siamo di fronte a rilevanti quantità annue di sostanze pericolose, tonnellate di prodotti che inquinano l’ambiente e la popolazione; inoltre ossidi di azoto e di zolfo producono piogge acide. A queste emissioni vanno aggiunte anche quelle dei mezzi di trasporto (centinaia di camion o più all’anno, per molti Km)”.

Ad Albano la spesa per la gestione aerobica dell’organico derivante da una raccolta differenziata, vera e voluta, non sarebbe superiore ai 6 milioni di € ( a differenza degli oltre 20 previsti per la centrale di Velletri) si avrebbero posti di lavoro ulteriori nel dover gestire circa 11-12 compostiere da 700T cadauna, non si arrecherebbero danni ad ambiente e territorio. Si andrebbe a gestire solo organico puro producendo compost di qualità.

I cambiamenti sostanziali hanno bisogno di coraggio, volontà, umiltà, trasparenza e competenza e non di prese in giro

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