Biogas – Seconda Parte

La scorsa settimana abbiamo scritto un primo articolo sulle centrali biogas, di seguito la seconda parte …

Numeri alla mano il primo dubbio sorge leggendo la capacità dei 3 impianti previsti ai Castelli Romani: Velletri e Ariccia 33.000 tonnellate annue ciascuno, Pomezia circa 60.000 tonnellate per un totale circa di 126.000 T. Ricordando quanto detto nel precedente articolo su che cosa è il FORSU trattabile nei suddetti impianti, la capacità di trattamento degli impianti in questione supera di gran lunga l’eventuale disposizione di FORSU del bacino in questione. Sommando (ISTAT 2011) gli abitanti del bacino interessato, ovvero Albano, Ariccia, Genzano, Castel Gandolfo, Lanuvio, Nemi, si arriva a 105.000 abitanti con Rocca di Papa, Ciampino, Velletri, Ardea e Pomezia si arriva a 215.000 abitanti totali. Con una produzione procapite di 540 Kg di rifiuti ( dati ISPRA) si hanno circa 115/120 mila Ton. annue di rifiuti prodotti, di cui il 35% organico, ovvero circa 41.000 tonnellate di organico disponibile, e non le oltre 100.000 tonnellate necessarie a far lavorare gli impianti sopra citati. Ci domandiamo allora: da dove arriverà la quota restante di trattamento? Chi la controllerà? Cosa conterrà?. L’ennesima prova di sperpero di denaro pubblico e di devastazione del territorio crediamo sia abbastanza tangibile.
Andando oltre i confini del bacino in questione, il proliferare di queste centrali a Biogas è ormai fuori controllo, solo su Aprilia (72.000 abitanti) si parla di 5 centrali di questo tipo,per non parlare di tutta la provincia di Roma. Le criticità di questi impianti sono molteplici. Negli “anaerobici a recupero energetico” il gas derivante appunto da una fermentazione anaerobica (“principio dell’intestino umano”), è un metano impuro (solo il 50% è metano). Per un impianto da 1MW ( considerando un lavoro a pieno regime dell’impianto di 8000 ore annue) si hanno circa 30 milioni di mc di fumi prodotti all’anno, che equivalgono a tonnellate di gas nocivi prodotti, tra cui anche l’azoto ammoniacale.

Oltre a metano e anidride carbonica si ha la produzione di ossido di carbonio, ossidi di azoto(NOx), e poi idrogeno solforato e idrocarburi clorurati.Gli idrocarburi contenenti cloro bruciando possono trasformarsi in diossine la cui tossicità si manifesta a concentrazioni piccolissime.
I filtri, non risolvono se non in minima parte il problema delle nanopolveri, ricche di COT (CarbonioOrganico Totale)
Per una centrale da 1 Megawatt, si ha la produzione giornaliera di circa 35 kg di ossidi di azoto, precursori delle polveri sottili, che corrisponde ai fumi prodotti da 10.000 automobili che in un giorno percorrono una distanza di 20 km.
Siamo sicuri allora che la strada da percorrere sia questa? Oppure è meglio considerare, come avveniva fino ai primi anni 2000 il compostaggio aerobico? Tale inversione di tendenza è forse avvenuta da quando, anno 2009, le centrali a biogas hanno iniziato a godere degli incentivi statali? Quale futuro ci attende?
Consideriamo l’aerobico l’unico processo percorribile, adottando immediatamente su tutti i Castelli Romani, una raccolta differenziata porta a porta spinta, con un organico controllato; l’impiego di un compostaggio domestico in quota parte, per il resto provvedere con compostiere aerobiche capaci di trattare fino a 700T per ogni contenitore (cilindro meccanico), modello svedese. Paesi come Albano, Ariccia, necessiterebbero dalle 5 alle 10 compostiere come sopra descritte, con compost di qualità pronto ad essere utilizzato in agricoltura,cementificazione permettendo.

Ogni forma di combustione è dannosa per la salute umana. L’inutilità e la dannosità, delle centrali a biogas, a biomasse e relativi biodigestori, è dimostrabile sotto molti aspetti:

CHIMICO.

biogas

L’azoto organico, a seguito della digestione anaerobica, ovvero quel processo da cui poi deriva il gas da bruciare per la produzione di energia, si trasforma per metà quasi in azoto ammoniacale, altamente dannoso, se non pericoloso nel momento in cui penetra nel terreno e in falda. Nei classici processi aerobici invece, (come madre natura vuole), l’azoto permane organico ed inoltre non c’è produzione di CO2, ma al contrario, il carbonio viene trasformato in molecole complesse non volatili utili per le piante stesse. La stessa digestione anaerobica produce percolato (codice CER 19.06.05) ricco di azoto ammoniacale (40% del totale). Una parte, nel leggere i progetti (BIOVIS, centrale di Ariccia) verrà riciclata nella messa in digestione (umidificante del processo), ma un’altra parte verrà accumulata, poi depurata e infine immessa nelle acque superficiali. Il processo per “osmosi” utilizzato nella depurazione del percolato produce un 25-30% di “ritenuto” di scarto, prodotto altamente inquinante, anch’esso rifiuto speciale, inesistente nel compostaggio aerobico.
Dire quindi che il FOS, ovvero l’organico risultante dalla fermentazione anaerobica, sia utile per l’agricoltura, è falso, e per i motivi spiegati nella prima parte, e perché essendosi impoverito di azoto e di sostanza organica, nel tempo, produce perdita di fertilità del terreno se utilizzato come compost (danni irreversibili)
Oltre alla dannosità anche la pericolosità. Gli impianti in questione sono degli accumulatori di gas, pertanto sottoposti ad un controllo preventivo (D.M 22/7/2007). I casi di esplosione sono stati numerosi tra le 7.000 centrali in Germania, (elenco incidenti) ed anche in Italia vedi l’impianto da 0.6Mw a Gozzolina (Mantova) non è di certo da sottovalutare un pericolo immediato per le popolazioni limitrofe all’impianto.biogas2

ASPETTO ENERGETICO – Secondo i dati 2009, in Italia la potenza installata è di 101.500 MW con punte di richiesta massime che non superano le 60.000 MW. Perché allora installare centrali di quel tipo (compresi Inceneritori e gassificatori), dannose, mentre si dovrebbero ridurre subito le fonti d’inquinamento già presenti a cominciare dai poli energetici come quello costituito dalle centrali di Civitavecchia e Montalto di Castro che da oltre 50 anni immette in aria tonnellate di gas e polveri nocivi con danni gravi e fin mortali per la salute delle persone come evidenziato anche da studi epidemiologici. I Piani energetici, regionali e nazionale, sono di “età arcaica”: quello della Regione Lazio risale a più di 10 anni fa (febbraio 2001).

È strutturale, per una “decrescita sostenibile”, adottare un piano che miri, in maniera totalmente contraria, a rendere i cittadini autonomi nell’approvvigionamento energetico (eolico e solare), abolendo il concetto di combustione. Che non si incoraggino impianti a biogas o biomassa, così come attualmente previsti, superiori o inferiori ai 3 mega-watt.
Il trattamento aerobico dell’organico è l’unica strada per produrre compost utile all’ambiente.

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